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Colle S. Vitale
Costituisce uno scrigno d’arte dove è possibile ammirare, oltre ad un meraviglioso panoramiche si perde a vista d’occhio, avanzi di un mulino a vento arabo e di due castelli d’origine araba e normanna. Ed ancora, la vecchia Matrice dedicata alla Madonna dell’Udienza (XII sec.) appartenente al rito greco- bizantino; la chiesa del Giudice Giusto (XII sec.), vero gioiello d’arte normanna; la chiesa di S. Vitale costruita sulle fondamenta di un altro sito religioso dedicato a S. Giorgio (XI sec.); resti della chiesa della Madonna dei Miracoli con l’annesso ospizio dei Teutonici la cui costruzione risale al XII sec.; ed infine la chiesa dell’Addolorata.
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Chiesa di San Vitale
Diedi il nome al monte sul quale fu costruita nel XVII sec. Sugli avanzi della regia cappella. Vi si conserva la statua del titolare pregevole lavoro del castronovese Antonio Giordano; una finissima statua della Madonna delle Grazie e un Crocifisso sopra tavola, trasportativi dalla chiesa a distrutta del monastero di S. Stefano di Melia, ed un quadro del beato Elia nipote di S. Vitale. La facciata è adornata da quattro finestre con archetti e colonnine stile gotico decorate da un capitello con foglie arricciate -tipico esempio decorativo dell’epoca federiciana. La chiesa è a navata unica di m. 15 per 5,8 arricchita da stucchi del periodo barocco e recentemente sottoposta a lavori di restauro.
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Chiesa dell’Udienza
Antica matrice di rito greco dell’epoca bizantina. La chiesa dell’Udienza è a pianta rettangolare a cui è addossato un corpo quadrangolare simile a una piccola torre nella quale sono collocate due minuscole sale di abitazione. L’esame della muratura permette di distinguere differenti epoche. Il prospetto principale presenta un portale manieristico, i resti dei piedritti accanto all’attuale porta di ingresso testimoniano la presenza di una porta di ben maggiori dimensioni. Nel XV la sua porta di ingresso fu smontata ed alcune sue parti incastonate nell’attuale porta minore della chiesa della Santissima Trinità. |
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Chiesa del Giudice Giusto
Intorno al XII sec era la residenza di un precettore e diversi frati teutonici, provenienti dalla Maggione di Palermo. L’esistenza della chiesa è attestata in documenti del 1280. In una pubblicazione del 1721 l’illustre Antonio Mongitore attesta che la chiesa non fosse più adibita a funzioni religiose, cosicchè il commendatario dei teutonici di Palermo ordinò che essa fosse restituita al suo stato e alle sue funzioni. Delle opere d’arte che conteneva meritano di essere ricordate una pittura su parete raffigurante la Madonna Miracolosa e tre dipinti raffigurati la Madonna ,il Martirio di San Ippolito e San Andrea |
Casa Landolina
L’antico palazzo risalente al XVIII secolo, domina dell’alto di un costone roccioso la vallata ai piedi del comune di Castronovo. Tutto il complesso della dimora e della campagna rientrava a far parte di una grande azienda agricola. Tale destinazione, si ricollegava ad una medesima usanza del luogo, sede probabilmente di un'antica fattoria romana, alla quale risalgono le tre tombe ad arcosolio scavate alla base del masso
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Monastero di S. Stefano di Mèlia
Per secoli è stato punto di riferimento per la cristianità dell’intero territorio. L’attuale masseria di S. Stefano di Mèlia è quel che resta di un antico monastero Basiliano, dedicato a S. Stefano e di cui lo stesso eremo portava il nome. La sua origine si fa risalire al Papa S. Gregorio Magno, il quale, in una sua lettera da notizie di sette monasteri da lui fondati nel tratto di strada che collegava Palermo ed Agrigento. Diverse fonti storiche, citano una battaglia svoltasi tra le truppe islamiche di Raia e di Miseto e i Cristiani di quei luoghi. |
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Baglio dell’emiro
Ai piedi del Monte Carcaci, ne lla parte occidentale, sorge un’antica masseria, che lo storico Tirrito l’annovera come castello dell’Emiro, e sostiene anche, che il maniero fino a qualche tempo fa, fosse munito di una torre di avvistamento.Come tutti i luoghi misteriosi ha la sua brava travatura. I contadini del luogo raccontano di una grotta denominata del gatto d’oro. Pare, infatti, che qualche anfratto nasconda un fantomatico gatto ripieno d’oro. Mentre, altri giurano nelle notti di luna piena, d’aver visto scorazzare in lungo ed in largo con il suo cavallo, un cavaliere tutto d’oro.
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S. Luca
In questa località si è da poco conclusa una lunga campagna di scavi archeologici che ha avuto inizio nel giugno del 2004.Gli scavi hanno riportato alla luce una villa romana. Qui ebbe vita quindi, tra il V sec. a.c. e l’VIII sec. d.c. un insediamento ben inserito nel favorevole contesto locale, caratterizzato da una fase particolarmente ricca e vitale compresa tra il I sec. a.C. e il III sec.d.C., secoli a cui si riferiscono la maggior parte di strutture murarie finora ritrovate.
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